17 dicembre 2016

L'et(n)ica del multiculturalismo

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Questo quanto sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana all'articolo 3 comma 1, che dispone altresì l'intervento dello Stato laddove tale norma si ritenga violata: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».
La presa delle distanze dell'individuo dalla società arriverebbe dunque a ledere il suo personale sviluppo, senza contare il danno collaterale recato alla società stessa.
Quest'ultima sarebbe infatti privata dell'occasione di espandersi, non solo dal punto di vista numerico, ma anche e soprattutto per quanto riguarda l'aspetto et(n)ico e socio-culturale del gruppo.
Tornando alla premessa legislativa, è importante sottolineare come l'uguaglianza tra individui rappresenti ideale fondamentale della nostra identità nazionale.
Attenzione: non è possibile ridurre l'uguaglianza a semplice precetto di matrice comunista, sebbene il riferimento alla dottrina marxista sia per certi versi inequivocabile: tutti i cittadini sono uguali, sia nei confronti del loro essere, sia rispetto al loro avere.
Tralasciando per il momento gli aspetti più strettamente politici ed economici (la vera ricchezza, ricorda Merlo, sta nella convivenza con altre identità), riportiamo le eloquenti parole della Fallaci a proposito del particolare fenomeno del multiculturalismo con particola: «A me dà fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura».
«Dietro la nostra civiltà c'è l'antica Grecia e la sua scoperta della Democrazia. C'è l'antica Roma con il suo concetto della legge [...]. C'è un Rivoluzionario, Cristo. C'è anche una Chiesa [...]. E poi dietro la nostra civiltà c'è il Rinascimento [...]. E infine c'è la scienza».
Si tratta di una visione del multiculturalismo non poco contraddittoria: la nostra "ariana" cultura, vagheggiata con tanto orgoglio nella citazione sopra, non è altro che il risultato di un mix di culture. È dunque sciocco ripudiare i moderni fenomeni di globalizzazione, tanto più che, da che mondo è mondo, il multiculturalismo è sempre stato fenomeno comune. È pur vero che il riconoscimento di identità differenti, talvolta diametralmente opposto rispetto alle nostre, sia spesso processo di difficile concretizzazione. Non è tuttavia possibile che una società si isoli dalle altre, in un tentativo di ostracismo che poco giova allo sviluppo di una necessaria coscienza interculturale tra i suoi componenti.
Ognuno è al tempo stesso diverso e uguale al suo vicino: è la somma delle diversità a originare una cultura univoca, fiera ibrida di contaminazioni e ricchezze variegate.
Così Maalouf nel suo L'identità: «Ciascuno di noi dovrebbe essere incoraggiato ad assumere la propria diversità, a concepire la propria identità come la somma delle sue diverse appartenenze, invece di confonderla con una sola, eretta ad appartenenza suprema e a strumento di esclusione, talvolta a strumento di guerra».