21 novembre 2016

L'inverno dei migranti

Molte rondini erano partite; altre partivano. Eravamo giunti in tempo per salutare l'ultimo stormo.
Tutti i nidi erano abbandonati, vacui, esanimi. Qualcuno era infranto, e su gli avanzi della creta tremolava qualche piuma esile. L'ultimo stormo era adunato sul tetto lungo le gronde, e aspettava ancóra qualche compagna dispersa. Le migratrici stavano in fila su l'orlo del canale, talune rivolte col becco, altre col dorso, per modo che le piccole code forcute e i piccoli petti candidi si alternavano. E, così aspettando, gettavano nell'aria calma i richiami. E di tratto in tratto, a due, a tre, giungevano le compagne in ritardo. E s'approssimava l'ora della dipartita. I richiami cessavano.
Un'occhiata di sole languida scendeva su la casa chiusa, su i nidi deserti. Nulla era più triste di quelle esili piume morte che qua e là, trattenute dalla creta, tremolavano.
Come sollevato da un colpo di vento subitaneo, da una raffica, lo stormo si levò con un gran frullo di ali, sorse nell'aria in guisa d'un vòrtice, rimase un istante a perpendicolo su la casa; poi, senza incertezze, quasi che davanti gli si fosse disegnata una traccia, si mise compatto in viaggio, si allontanò, si dileguò, disparve.
(L'innocente, Gabriele D'Annunzio)
In ogni viaggio, come retorica detta, la parte più difficile è la partenza. Che si tratti di un prosastico e suggestivo Addio ai monti o di un poetico e consapevole A Zacinto, ogni commiato, specie se obbligato, risulta sofferto.
Si vuole parlare, prevedibilmente, del "fenomeno dei migranti", così come la comunicazione di massa suole definirlo.
Chi scrive inizia analizzando una metafora semplice, facendo riferimento alle rondini, esserini dall'esistenza precaria per eccellenza. Impressionante come l'introduttiva descrizione di tale evento combaci con i racconti degli avvicendamenti odierni. Se quello della rondine è però un delineato tragitto, il profugo segue fumose rotte alla volta dell'incerto. Con sulle spalle uno zaino pieno solo di privazioni e soprusi, egli si allontana leggero da una guerra che tutto toglie eccetto ricordi di morte e violenza. Ben sepolta dalle mercanzie giace invece una storia più unica che rara. Non certo una storia originale: su carta risulterebbe forse sgrammaticata e ricca di luoghi comuni, stereotipi quanto mai veritieri.
Certa non è la meta, mentre uomini, donne e bambini si spingono e premono per saltare su quel barcone che seppur stracarico ancora non affonda, tenuto a galla da un'univoca e condivisa speranza nei confronti di un calore lontano da un inverno rigido e apparentemente infinito. È l'inverno dei migranti, delle rondini nei loro rispettivi altrove.